Parole vuote e parole piene

Guido che saluta

La conferenza di Francesco Guidolin di oggi è stata particolare. Voce vibrante nonostante ancora un po’ roca in alcuni tratti, non si parla di modulo, non si parla di formazione.
Anche se la prima parte è stata dedicata, come di consueto, alla partita di domani e alla squadra da affrontare.
“Sarà una partita importantissima, è fuori discussione. Di facili, in serie A, non ne esistono. Se riusciamo a vincere facciamo un bel passo in avanti.
Sono concentrato e preoccupato come per tutte le altre partite. Dobbiamo puntare ad ottenere il massimo dei punti ma lo farà anche il Sassuolo. Noi puntiamo a vincere”.
Dopo le frasi di stima nei confronti dei suoi avversari, di un tecnico che lo scorso anno ha vinto il campionato di serie B, Guidolin torna a parlare dell’atteggiamento della sua Udinese: “ Abbiamo preparato la partita come sempre, questa settimana è stata un po’ più corta del solito”.
E su Di Natale di fronte al nuovo record, quello di diventare domani il giocatore con il maggior numero di presenze nella storia del club?: “ Totò domani raggiunge un traguardo molto bello, significativo ed importante. Credo sia orgoglioso di questo. E’ una di quelle poche persone che ha fatto una scelta di vita che lo ha legato per tantissimi anni a questa maglia. Credo che in cuor suo la soddisfazione sarà ancora maggiore”.
E il rapporto con Floro Flores che qualcuno descrive come un non-rapporto? “ Io voglio proprio bene a Floro e la sua famiglia. Un conto è l’aspetto umano, un conto il lato professionale. E’ ovvio che un giocatore che gioca poco non ha molta voglia di uscire ogni sera con il suo allenatore”.
E poi c’è il tempo per parlare ad ampio raggio del calcio italiano in crisi : “Fino a sette, otto anni fa il nostro campionato aveva più appeal. Attualmente il nostro campionato si è impoverito mentre quelli inglese e tedesco sono cresciuti tantissimo. Se vogliamo ritornare ai fasti del passato serve una cultura calcistica ed un’educazione diversa. Il nostro mondo si è imbarbarito, è diventato sempre più volgare, difficile da frequentare per una persona educata. C’ è bisogno di uno scatto culturale, di un cambiamento decisivo. Gli stadi sono diventati una zona franca dove si può tutto. I cori contro i morti di Superga e dell’Heysel mi fanno vergognare. Il Paese deve crescere, mettersi al passo, investire negli stadi in modo che la gente vada allo stadio a vedere una partita di pallone, non una guerra”.

Biancamaria Gonano
22.03.2014

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