Category: Squadra

UNITI SI VINCE

Proseguendo in una politica, da più tempo e parti auspicata, di sempre maggior contatto, coinvolgimento e coesione tra squadra e tifoseria, ieri si è svolta una piacevole iniziativa che ha portato, in mattinata in piazza San Giacomo e nel pomeriggio presso la Curva Nord dello stadio, una decina di calciatori bianconeri a cimentarsi in incontri di calcio balilla. I vari Zapata, De Paul, Matos, Jankto, Angella, Badu e via discorrendo, griffati dalla maglietta ” I Love U”, hanno sfidato giovani supporters che così hanno potuto trascorrere momenti esilaranti in compagnia dei loro beniamini prima che da domani si cominci a fare sul serio con il primo impegno tutto “bianconero” in Coppa Italia, dove gli uomini di Mr Iachini sfideranno in gara “secca” lo Spezia.

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Dopo la sconfitta di domenica scorsa, patita a Marassi contro la Sampdoria di Mr Montella in un incontro dalle molteplici interpretazioni, ci rituffiamo nel campionato che vedrà gli uomini di Mr De Canio impegnati in un tour de force di tre gare nell’arco di sei giorni. Infatti i bianconeri sono attesi da due impegni casalinghi consecutivi a partire da quello di domani contro il Chievo, per proseguire mercoledì sera affrontando la Fiorentina e poi chiudere sabato prossimo al Meazza, sponda nerazzurra, contro gli uomini di Mr Mancini. Ma andiamo con ordine e concentriamoci in primis sul match di domani che ci vedrà opposti alla squadra veronese che con il suo nono posto in graduatoria può considerarsi a pieno titolo una delle più belle e convincenti realtà di questa stagione, collocata alle spalle delle “grandi” o ritenute tali espressioni del torneo.

C’e’ l’occasione, appunto, di chiudere il discorso salvezza proprio in questo trittico, cercando di sfruttare al meglio il fattore campo, che a differenza dell’encomiabile supporto dei Nostri Meravigliosi Tifosi, non è ancora completamente diventato quel valore aggiunto che, complice anche la struttura e la bellezza del nuovo stadio, tutti auspicavamo. La gara contro i clivensi e’ sicuramente la più importante e sarà necessario rivedere la squadra ammirata contro il Napoli per aver ragione di un avversario tosto, scorbutico, tranquillo, ma altrettanto voglioso di migliorare la già eccellente propria classifica. Infatti, con l’unica eccezione dell’indisponibile Heurtaux, sostituito da Molla Wague, verrà riproposto l’undici in grado di entusiasmarci quindici giorni fa contro i partenopei. Quindi a centrocampo si riformerà il terzetto formato da Kuzmanovic, Badu e Bruno Fernandes ( quanto sono mancati gli ultimi due a Genova.. ) ed in difesa riprenderà il suo posto, come centrale di sinistra, il buon Felipe.

Speriamo che alla fine si possa festeggiare un risultato che, unito magari a quello delle altre compagini invischiate nei bassi fondi della massima serie, sancisca il quasi raggiungimento della salvezza. Festa che, ricordiamo, comunque inizierà già in tarda mattinata dove le due gemellate tifoserie si ritroveranno in quel di Villalta di Fagagna per dar vita, organizzato dall’AUC, ad un momento conviviale, con annesso pranzo, che darà ancora più senso e valore ad un’altra domenica speciale…

La scelta di Simone

scuffetDiciotto anni da nemmeno un mese. Io a quell’età pensavo alla lista delle cose da mettere in valigia per l’imminente gita scolastica o a studiare Kant per l’interrogazione di filosofia. Al massimo facevo la fila in farmacia per comprare le pastiglie per la pressione alla nonna.
Simone Scuffet ha diciotto anni nemmeno da un mese e ha fatto una scelta importante, andando controcorrente e scegliendo con il cuore di un appena maggiorenne ragazzo di Remanzacco, provincia di Udine. Ha rinunciato a saltare dal trampolino della consacrazione preferendo l’Udinese all’Atletico Madrid vincitore della Liga . Tutt’Italia parla del “gran rifiuto” del gioiellino friulano predestinato a bissare la carriera di Buffon. Troppe le somiglianze fra i due numero uno: il debutto in A ancora minorenne, il muro eretto a difesa della porta che moltissime volte ha fatto gridare al miracolo fin dalle prime parate, una sicurezza da veterano sposata ad un’irreale serietà e modestia.
Anche ieri Simone si è lasciato andare a pochi sorrisi spensierati tipici della sua età e in una conferenza stampa voluta dalla società per chiarire la vicenda e dare tranquillità al ragazzo, sorretto dal Ds Cristiano Giaretta alla sua sinistra, ha spiegato i motivi di una decisione eclatante che ha mosso i media dell’intero stivale calciofilo. “Di fronte a un interessamento importante bisogna pensarci bene, ma in questo momento sono convinto che Udine sia per me ora il posto giusto in cui crescere e formarmi professionalmente. Mi sono confrontato prima con la società, che mi ha comunicato l’interesse, con il mio procuratore e la mia famiglia”, mai con i compagni, perché ne sono rimasti fuori. Ho ascoltato anche i miei genitori, mi sembra una cosa normale ma la scelta è stata mia”, ha concluso.
Simone come Totò dunque. I tifosi si erano mossi con un sollevamento popolare che forse è stato decisivo. E ora lo adorano perché rappresenta il simbolo del Friuli da salvaguardare. Scelta di vita, scelta d’amore per la maglia.
Una scelta di una persona normale con delle priorità: perché a 18 anni forse è più importante finire gli studi e dedicarsi poi completamente al mondo del professionismo. Una scelta normale in un piccolo angolo di mondo che si chiama Friuli dove a volte la vita scorre più lenta che da altre parti. Una scelta normale per una famiglia di persone normali, anzi straordinarie proprio perché le trovi a fare la spesa nella latteria del paese o le vedi alzarsi presto per andare al lavoro.
Ciò che stupisce è l’incredulità, il senso di straniamento di un mondo spalancato sull’immediatezza, sul “vuoi vincere facile”, sul “tutto e subito” amplificato dalla rete e dai social di fronte a questa presa di posizione. Ecco perché Scuffet è diventato l’emblema di uno sport che ha ancora qualcosa di umano, che respinge un’offerta da far girar la testa come una cannonata dai trenta metri. Con nonchalance, scrollandosi di dosso la terra e rialzandosi in fretta.
Per qualcuno è uno spot per un’auspicabile rinascita del nostro calcio nazionale basato sulla freschezza dei giovani e non sulle poltrone che, recentemente, sono state ricoperte di macerie di un mondo in decadenza.
Ogni scelta è un bivio. E’stato sicuramente un momento tosto, di quelli che può metter in crisi un adulto, figuriamoci un giovane diciottenne. Ne ha piena consapevolezza, lo si sente dalle sue parole: “ Tutte queste attenzioni ti cambiano le abitudini ma mi ci devo abituare. Ma se diventano troppo ossessive possono anche danneggiare”. Qui sì, qui si sente la sua maturità e anche il peso del tanto crescere così repentinamente. C’è bisogno di tranquillità ora.
Magari Simone adesso studierà le lingue con maggior attenzione, anche lo spagnolo, chissà. Il futuro è suo. Però Simone, se puoi, cerca di non diventare grande troppo in fretta!
Vai Scuff, a chei de barete nesun ai pete!

Biancamaria Gonano – 22.07.2014

Notte bianca, cuori bianconeri

Tutto nuovo. Una presentazione in luglio prima di salire in ritiro per farla coincidere con la Notte Bianca del capoluogo udinese. La notte che anticipa i festeggiamenti del Santi Patroni, Ermagora e Fortunato di Aquileia, Martiri della Chiesa. Festeggiati oggi, 12 luglio.
Tutto nuovo anche il posizionamento del palco, rivolto di schiena al Castello di Udine, in modo da abbracciare, da posizione sopraelevata, tutta la folla di Piazza Libertà. Le ultime presentazioni avevano un layout diverso. Così forse ha più senso perché la scenografia della salita al castello è uno spettacolo che ti incanta. Soprattutto se in cielo splende la luna di ieri. Ma con il senno di poi tutti sono dei campioni, in questo caso di prospettiva.
Tutto nuovo, non la passione dei tifosi bianconeri accorsi alla spicciolata in Piazza.
Erano lì, in duemila e riempivano ogni angolo, ogni colonna, ogni davanzale, ogni gradino della Loggia del Lionello. Insieme alle statue di Ercole e Caco. Popolarmente chiamate Floreàn e Venturìn, personaggi mitologici narrati da Virgilio nel VI libro dell’Eneide e liberati della foglia di fico imposta per un pò dalla pruderie di molti. Sono lì da sempre a Udine, come l’Udinese e l’amore che vive fra i suoi tifosi, a volte arrabbiati, a volte delusi. Ma presenti sempre. Lì, nel cuore della città.
Nuova l’Udinese di Andrea Stramaccioni e del vice Dejan Stankovic, per ora solo nella forma e nella comunicazione, perché sarà il campo ad emettere i primi giudizi.
La mega truppa bianconera arriva abbondante come ogni anno ( più di 30 le pedine attualmente ) e si accinge a fare le valige per il ritiro montano di Arta Terme. Lunedì la truppa salirà in Carnia per continuare la preparazione abbozzata in questi giorni nel preritiro del Bruseschi. Due settimane per poter capire come scremare il gruppo e gettare le fondamenta di un nuovo ciclo.
Tante novità ma anche molte conferme: Pinzi, Domizzi e Di Natale acclamati dalla folla in festa; un Totò commosso ( gli occhi erano lucidi davvero quando il maxi schermo li ha immortalati in un primo piano che non aveva bisogno di molte parole) dall’affetto e dai cori, un siparietto ormai caratteristico fra il Paron Giampaolo Pozzo e il primo cittadino di Udine, Furio Honsell: alla vigilia del suo trentennale come Presidente e poi Patron della squadra, da sempre il suo primo tifoso, ha lanciato il sasso al sindaco per invitarlo a creare una movida all’interno dello Stadio, un parco giochi per le famiglie, usufruibile tutta la settimana….” Mi auguro che questo accada ma faccia presto perché io ho 73 anni…”. Pronta la risposta di Honsell pronunciata con un sorriso: “ Presidente, lei è un vulcano di idee…”. Come dire, vedremo di continuare al meglio la collaborazione…. E poi il presidente che invita tutti a divertirsi, scatenando un consenso generale e il coro. “C’è solo un presidente”. Immancabile scambio di slanci d’affetto sinceri fra un uomo che ha investito la sua vita nella sua creatura bianconera e un pubblico abituato a venti campionati di fila nella massima serie.
Verso la fine arrivano i due volti nuovi attesi dal pubblico a recitare la parte di protagonisti per riprendersi l’Europa. Stramaccioni e Stankovic appaiono emozionati e non fanno proclami. Addirittura Deki invita tutti “a parlar poco e lavorar molto”. Strama che si lascia andare a “ Udine è una città che ti incanta, non mi aspettavo tanto entusiasmo”. L’entusiasmo c’è e si respira nell’aria fresca di un’estate che sembra non decollare.
Una presentazione durata non molto, meno coreografica delle ultime che erano feste in piazza per la conquista di un Europa da Champions, il coronamento di stagioni eccezionali dell’Udinese di Francesco Guidolin.
Qui si lavora d’anticipo, si va di happy hour per augurare di rivivere le stesse emozioni. Le sensazioni sono buone, ora palla al campo.

Alè Udinese

Biancamaria Gonano
Presentazione Udinese 2014-15 e notte bianca 019

Ancora tu… (ma non dovevamo vederci più?)

L’anno (calcistico) che verrà continua a riservare sorprese. Partito all’insegna dell’innovazione comunicativa e formale con l’apparizione di un giovane e battagliero Stramaccioni in sala stampa un mesetto fa, oggi è al secondo capitolo del romanzo “ Udinese 2.0”.
Il Capitano Di Natale si presenta davanti alle telecamere, agli obiettivi dei fotografi e ai taccuini dei giornalisti il primo giorno del preritiro della nuova Udinese. Non più vacanze extra concesse al goleador dei record quindi, non più un arrivo dilazionato con il gruppo già a sgroppare ad Arta come accadeva di norma nella gestione Guidolin.
Totò arriva in camicia chiara a far da padrone di casa, ad aprire le porte della nuova avventura. Un gesto simbolico e significativo per dare l’impronta di leader di un gruppo variegato e multietnico con estremo bisogno di guida e di riferimento. Un capo banda, insomma, di quelli col frontino sopra gli occhi un po’ schivi e furbetti.
Il nuovo che continua ad avanzare e che sembra contraddire il detto: “largo ai giovani”. Qui è il quasi trentasettenne Capitano di lungo corso a battezzare la nuova stagione sportiva, spalleggiato dal DS Cristiano Giaretta.
“Devo stare bene per dare il massimo con il nuovo staff. Il Mister mi ha fatto una telefonata una settimana fa chiedendomi di essere qui oggi e gli ho detto subito di sì. Non mi spaventa sapere che il Mister ha solo un anno più di me…fisicamente sto meglio di lui…!” Totò è in vena di battute anche se sembra scalpitare per finire alla svelta la rassegna delle domande.
“Mi mancano sette goal per i fatidici 200. quello è il mio obiettivo anche se mi piacerebbe raggiungere i 205 di Baggio. Ho avuto la fortuna di parlarci qualche tempo fa e per me sarebbe un onore. Ci posso arrivare”.
La mente va ai mesi un po’ turbolenti di un’annata difficile per i colori bianconeri. Alle parole che minacciavano un suo addio e che hanno lasciato trepidanti ed in ansia il popolo bianconero: “ Effettivamente tre mesi fa non avevo più voglia di giocare, devo essere sincero. Poi il colloquio con il Presidente e la famiglia Pozzo mi hanno fatto cambiare idea. Ci hanno messo del loro anche mia moglie e i miei figli. Mio padre inoltre non sta bene e mi piacerebbe renderlo orgoglioso di me raggiungendo i 200 goal ”. Di Natale ha incontrato Stramaccioni proprio oggi e su di lui il bomber campano spende queste parole di apprezzamento: “ E’ una bravissima persona che ha tanta voglia di mettersi in gioco in una piazza importante”. E sul Mondiale cosa dice Totò, fino in primavera in forse fra i possibili convocati di Prandelli: “ Il Mondiale? Quale Mondiale?… – ironizza – bisogna lavorare di più sul settore giovanile e voltare pagina. Secondo me lo vince l’Argentina che ha avuto una fortuna incredibile” E Balotelli, spesso additato da molti, diventerà mai grande? “ Non è giusto prendersela solo con lui, non può essere l’unico colpevole”. E una parola Totò la riserva a commentare l’ipotesi che vedrebbe il suo ex allenatore Guidolin come nuovo CT della Nazionale: “ Il Mister se lo meriterebbe, è una persona seria, con grandi valori e dopo trent’anni di panchina credo sia pronto per la nazionale”. Di Natale parla anche di Stankovic come secondo di Strama, un avversario che ha spesso incontrato in campo in questi anni di duelli pallonari: “ La sua esperienza può dare tanto, è un bene per il calcio vederlo in panchina”.
Di Natale concede una battuta sul modulo guidoliniano 3-5-1-1 disegnato a pennello per valorizzare il gioco di Totò, che tanto stupì per la sua efficacia nelle storiche stagioni che portarono in Europa e che invece lo scorso anno sembrò non essere più in grado di stupire e di ferire: “Sarà il Mister a decidere. Se sto bene mi posso adattare a qualsiasi modulo, anzi, se c’è qualche ragazzino ad aiutarmi davanti è meglio per me…”. Ed infine lo Stadio Friuli, ritrovato dopo un mese e mezzo di assenza e che continua ad essere divorato dalle ruspe. Un senso di straniamento provato anche dal bomber: ” Prima non trovavo nemmeno gli spogliatoi, non c’era più il mio posto…. Credo che il prossimo anno diventerà lo stadio più bello d’Italia dopo quello della Juventus”.
Poi il mitico numero dieci se ne va salutando la platea di giornalisti e cedendo la parola a Giaretta per un punto sul mercato: “ I convocati saranno 32 con oggi, la prossima settimana potrebbero aggregarsi altre otto pedine. Contiamo di potenziare il centrocampo con un giocatore in grado di fare le due fasi, a prescindere dall’eventuale partenza di Pereyra. Poi daremo tempo al Mister di valutare la rosa. I portieri saranno sette, un piccolo record. E ‘ chiaro che poi si dovrà sfoltire. Muriel rimane una pedina su cui puntare perché le sue potenzialità sono inespresse e devono emergere per forza. Guidolin si unirà allo staff ai primi di agosto dopo le meritate vacanze. Il lavoro di visionare oltre cento ragazzi nel mondo è enorme. Per noi Guidolin è un valore aggiunto”.

Biancamaria Gonano
07.07.2014
TOTO' GOAL

C’ERA UN CAVALIERE BIANCO E NERO

QUALCHE MESE FA SCRISSI QUESTE PAROLE……


A Udine è stra amato. Per i risultati ottenuti, per il calcio messo in campo e per il suo modo di essere. A Udine ha festeggiato i suoi traguardi più belli: la Panchina d’Oro nel 2011, le 500 partite in serie A e, ieri, i quarant’anni di attività nel mondo del calcio, come calciatore e come allenatore. A Udine ha sempre ottenuto classifiche dal sapore d’Europa e a Udine vincerà qualcosa. Io ci scommetto.
Il 4 agosto 1973 Francesco Guidolin, nato il 3 ottobre 1955 a Castelfranco Veneto, debuttava diciottenne in un ritiro precampionato con il Verona di Cadè. Dopo il Liceo scientifico si iscrive alla Facoltà di Medicina di Padova con qualche buon esame sul libretto ma poi il mondo del pallone lo rapisce completamente.
Questa la storia: l’esile ragazzo educato debuttò in serie A il 16 novembre 1975 contro l’Ascoli. Dopo due stagioni a Verona nella massima serie, nel 1977 passò per un anno in prestito fra i cadetti alla Sambenedettese, giocando il suo primo campionato da titolare. Tornato nella città scaligera giocò sporadicamente in Serie A nel campionato 1978-1979; l’anno successivo migrò di nuovo verso la Pistoiese per una stagione, dove conquistò la promozione in Serie A. Ancora a Verona nel 1980, stavolta da titolare, anche se in Serie B, fu fra gli artefici della promozione dell’anno successivo con ben 8 reti. Nell’ottobre 1982 fu ceduto di nuovo in prestito al Bologna in serie B dove disputò un mediocre campionato. Ripreso dal Verona, scese in campo 2 sole volte nel campionato 1983-1984, chiudendo così la propria esperienza nella massima serie e con la maglia gialloblù.
Nel giugno del 1984 fu ceduto in Serie C2 al Venezia, società presieduta dal magnate del vetro Luciano Mazzuccato con cui firmò un contratto triennale. Al secondo anno si infortunò e rescisse il contratto con un anno di anticipo. Concluse così la propria carriera da giocatore, al termine della stagione 1985-1986 a 31 anni.
In varie interviste ha così definito se stesso nelle vesti di calciatore: «Ero tecnico, ma poco combattivo, e non sempre motivato. Mi infastidivano i fischi del pubblico, le condizioni del campo, il meteo. Insomma, troppe fisime…». Come allenatore iniziò ad allenare le giovanili del Giorgine, squadra nella quale aveva avviato la carriera da giocatore, esordendo in panchina da professionista nel campionato Serie C2 1988-1989. Lo stipendio era di 400.000 lire al mese. L’anno successivo guidò il Treviso nella medesima categoria e nel triennio successivo rispettivamente Fano, Empoli e Ravenna in Serie C1, guidando quest’ultima alla promozione in Serie B. Chiamato nel 1993 alla guida dell’Atalanta in Serie A, fu esonerato dopo 10 giornate a causa di un negativo avvio di campionato.
Ricominciando quindi dai cadetti ha iniziato le sue fortune con il Vicenza. Nella stagione 1994-1995 conquista il 3º posto dietro Piacenza e Udinese, riportando i berici in Serie A dopo sedici anni d’attesa; nella stagione successiva conquista un nono posto finale e nella stagione 1996-1997 vince la Coppa Italia dopo aver eliminato Lucchese, Genoa, Milan, Bologna e Napoli. In campionato la squadra raggiunge il primo posto alla decima giornata, lasciandolo nel turno successivo. L’avventura in Coppa delle Coppe nella stagione successiva lo porta fino alla semifinale contro il Chelsea, ma a fine campionato lascia Vicenza dopo quattro anni.
Nel 1998 è all’Udinese, con cui conquista un piazzamento UEFA, interrompendo il suo rapporto con la famiglia Pozzo prima dell’inizio della stagione successiva. Ma non fu mai un addio.
Ha in seguito guidato con successo il Bologna e il Palermo nel quale subentrò a Silvio Baldini il 26 gennaio 2004, conducendo la squadra in Serie A e in Coppa UEFA. Dopo aver condotto il Palermo alla qualificazione in Coppa UEFA, viene chiamato da Enrico Preziosi nell’estate 2005 alla guida del neopromosso Genoa. Tuttavia, a causa dello scandalo che ha coinvolto la società ligure con la successiva retrocessione in Serie C1, il contratto è stato rescisso.
Dopo un anno da tecnico del Monaco, squadra del campionato di calcio francese, riapproda nella squadra palermitana esattamente un anno dopo il suo addio. Il girone di andata è positivo, mentre in quello di ritorno, dove non può più schierare l’infortunato brasiliano Amauri, la squadra ha un declino che lo porta all’esonero il 23 aprile 2007 dopo la gara interna con il Parma persa per 3-4. Il 14 maggio 2007 viene richiamato dal presidente Maurizio Zamparini sulla panchina della squadra siciliana, riuscendo a condurre i rosanero alla qualificazione in Coppa UEFA grazie a due vittorie consecutive.
Il 26 novembre 2007 viene richiamato ancora sulla panchina della squadra palermitana, a seguito dell’esonero di Stefano Colantuono. Questa è la quarta volta che Zamparini decide di affidarsi al tecnico veneto per guidare il Palermo e riportarlo ancora una volta in Europa. Nella prima conferenza stampa Guidolin dichiara che «Zamparini è il miglior presidente del mondo, dal martedì alla domenica» riferendosi alle consuete esternazioni molto colorite del presidente. Prima della fine dello stesso campionato, a seguito della sconfitta casalinga contro il Genoa, Guidolin viene esonerato e sostituito nuovamente con Colantuono. A Palermo ha utilizzato il modulo tattico 4-3-2-1, il cosiddetto “albero di Natale”.
Il 30 settembre 2008 viene assunto come allenatore del Parma, rimpiazzando l’esonerato Luigi Cagni ed ottenendo la promozione in Serie A. Nella stagione 2009-2010 del campionato di Serie A, conquista l’ottava posizione in classifica e, al termine dell’ultima giornata, annuncia il suo addio al Parma. Il 24 maggio firma un contratto biennale con l’Udinese, che aveva già allenato nel 1998.
All’inizio del campionato l’Udinese si trova all’ultimo posto fino alla sesta giornata, e schiera la sua squadra con vari moduli di partita in partita. E da ultima arriva in poche giornate a quarta in classifica, a 6 punti dal Milan, 4 dall’Inter e 3 dal Napoli entrando in piena lotta scudetto a sole otto giornate dalla fine del campionato. Emblema di tale rimonta è la vittoria in trasferta ottenuta contro il Palermo per 7-0. Il 17 marzo rinnova il contratto con i friulani fino al 30 giugno 2015. L’8 maggio in una partita vinta per 2-1 sulla Lazio rilancia l’Udinese al 4º posto solitario dopo un mese nel quale la squadra aveva raccolto solo 3 punti in 5 gare. Il 15 maggio con la vittoria sul Chievo Verona per 0-2 stabilisce con 65 punti il nuovo record dei friulani in Serie A dopo il precedente record di 64 punti stabilito da Alberto Zaccheroni nel 1997-1998. L’Udinese, il 22 maggio 2011, grazie ad un pareggio senza gol al Friuli contro il Milan all’ultima giornata ottiene il quarto posto in campionato conquistando la qualificazione ai preliminari della UEFA Champions League 2011-2012.
Nella stagione successiva viene sconfitto nei preliminari di Champions League dall’Arsenal 1-0 a Londra e 1-2 al Friuli, ma nonostante la sconfitta e le importanti cessioni dell’estate, la squadra comincia bene il campionato italiano con tre vittorie ed un pari che valgono la testa della classifica, in coabitazione con la Juventus, mentre in UEFA Europa League 2011-2012 una vittoria al Friuli con il Rennes e un pari al Celtic park contro il Celtic Glasgow permettono alla squadra di stare in testa alla classifica, al pari dell’Atletico Madrid. Il 27 febbraio 2012 vince la “Panchina d’oro”. Il 13 maggio, così come nella precedente stagione, ottiene la qualificazione ai preliminari della UEFA Champions League 2012-2013 dopo il terzo posto ottenuto in campionato.
La stagione successiva inizia con la seconda eliminazione consecutiva nell’ultimo turno preliminare di Champions League, stavolta ai rigori contro lo Sporting Braga. Il 19 gennaio 2013, in Juventus-Udinese (4-0), ottiene la 500ª panchina in Serie A; è il nono allenatore a raggiungere questo traguardo. Chiude la stagione al 5° posto con 66 punti, qualificandosi all’Europa League, raggiungendo le coppe europee per la terza stagione consecutiva. Il 18 luglio 2013 firma il prolungamento del contratto fino al 2017.
Ora riparte un nuovo capitolo di storia.
Ieri il suo Presidente Gianpaolo Pozzo ha voluto scrivergli una lettera aperta per festeggiare a suo modo questo traguardo : “Dal 4 agosto 1973 ad oggi, dal Verona all’Udinese ne ha fatta di strada, congratulazioni Mister per questo significativo traguardo intermedio della Sua straordinaria carriera. Le auguro altrettanti anni di calcio e di soddisfazioni. Sono orgoglioso di aver rappresentato con l’Udinese una parte importante del Suo percorso in questo mondo.

Negli anni trascorsi insieme il contributo che ci ha dato per la crescita è stato determinante.
Mi lasci sottolineare che la stima e l’affetto che provo per Lei va al di là delle qualità professionali. L’aver più volte respinto la chiamata di club metropolitani per restare con noi rende il nostro legame, il legame con la città e la nostra terra molto più speciale del semplice rapporto società – allenatore.
I risultati raggiunti insieme in questi anni sono il nostro scudetto, spero che anche per Lei abbiano lo stesso valore e che un giorno lontano quando deciderà di fermarsi considererà l’Udinese la “grande” della Sua carriera
Con affetto. GPP”
Il Mister ha ancora una volta ribadito la sua gioia per aver raggiunto a Udine questo traguardo così importante, “nella famiglia friulana, nel mio club”.
Ci sono legami che durano per sempre.
Lunga vita a te, Mister Europa e auguri per i tuoi primi quarant’anni. Il Friuli ti sente suo e ti vuole bene. L’uomo della storia accanto.

Biancamaria Gonano
Associazione Udinese Club
05.08.2013

Antibiotico contro il Milan

E’ un Guidolin influenzato quello che si presenta ai giornalisti in sala stampa per la conferenza che anticipa il match Udinese-Milan di domani. Un malessere fisico che da due giorni accompagna il tecnico bianconero in una settimana particolarmente difficile per la squadra friulana, relegata nel ritiro cittadino per cercare di rinforzare coesione e spirito di squadra dopo il ko in terra sarda.
Le parole del Paron sono riecheggiate pesanti ed hanno fatto parlare e scrivere molto: polemiche, voci ed illazioni subito smentite dalla società.

Il clima non è sereno e non è certo tempo di proclami, peraltro lontani dal carattere del tecnico di Castelfranco. Chi lo invita a farli rimane inascoltato:” Non mi piace fare la persona che non sono. Dico che saremo particolarmente determinati perchè conosciamo la forza del Milan. Affrontiamo una big ereditata da Seedorf dopo il buon lavoro svolto dal bravissimo Allegri. cercheremo di essere al meglio delle nostre possibilità”.

Il tonfo di Cagliari non era ipotizzabile visti i miglioramenti notevoli che si erano profilati dalla partita con il Bologna in poi e per tutte le partite di Coppa Italia. Guidolin conferma e ricorda l’obiettivo fondamentale da portare a casa con i denti: ” L’importante è portare la barca in porto tutti quanti, ognuno con il suo contributo”.
Non è facile parlare così per Guidolin, abituato a ben altre posizioni di classifica ed artefice di un filotto di quattro posti europei consecutivi oltre che scopritore di talenti valorizzati e diventati gioielli di mercato. In settimana si sono letti titoli da fantamercato su un quotidiano nazionale che azzardano sul futuro del tecnico di Castelfranco e della panchina dell’Udinese: ” A parte l’influenza la situazione che stiamo vivendo non mi colpisce o innervosisce più di tanto. A me bastano le parole dei miei dirigenti. Non sento assolutamente venir meno la fiducia della società. Delle parole del Paron mi è rimasto tutto in testa, ci siamo parlati ma sono cose che rimangono fra di noi. Posso capire che sia deluso, lo siamo tutti. Ci ha sempre dato tanto dandoci entusiasmo ed incoraggiandoci. Quest’anno non siamo riusciti a gratificarlo. Io soffro tantissimo per la squadra, l’ho fatto sempre, quando eravamo terzi, quarti, primi, perchè non dovrei farlo adesso? E’ il mio carattere“.
Sulla partita si parla di modulo e di soluzioni per tentare di fermare il Diavolo rossonero: ” Abbiamo provato la difesa a quattro come facciamo sempre. A me piace aggredire sempre alti le difese avversarie. Vedremo domani che soluzione adotterò. I nazionali si sono riuniti al gruppo solo ieri pomeriggio ma è un disagio che conoscono anche le altre squadre, anche se noi giochiamo di sabato….Il Milan gioca bene nell’ultimo periodo, dobbiamo tirare fuori la partita perfetta“.
E il Mister spende due parole sulla convocazione di Simone Scuffet allo stage della nazionale previsto per la prossima settimana: ” La cosa ha fatto felici tutti noi, stanno succedendo tante cose e tutte insieme…questa è la bellezza della vita. Per lui credo sia un momento da sogno e desidero che se lo gusti tutto”.
Dei singoli Guido analizza il positivo esperimento di far giocare Dusan Basta a piedi invertiti: ” A Genova ha dimostrato si giocare in quel ruolo con entusiasmo. Potrebbbe succedere anche a Widmer ma è ancora giovane, il tempo lo farà crescere ancora“. E conclude con un pensiero su Douglas, attualmente impiegato in primavera: ” “Gioca in primavera per prendere più contatto con in nostro calcio. E’ un ragazzo eccezionale, ha un buon piede e una buona gamba. Con un pò di tempo farà bene anche lui“.

Biancamaria Gonano
07.03.2014

L’UOMO DELLA STORIA ACCANTO

Con la partita di oggi a Genoa, Francesco Guidolin raggiunge Giuseppe Bigogno con 172 panchine di serie A con l’Udinese, diventando l’allenatore bianconero più longevo di sempre.
E si appresta a scrivere un’altra storia dei record bianconeri. Ieri in conferenza stampa il Mister aveva commentato così: “ Sono molto contento, sono i record che mi piace battere in questa realtà. Per me è motivo di grande orgoglio e mi fa sentire bene, mi fa sentire importante QUI”.

Sembra che abbia persino pudore a lasciarsi andare troppo ai suoi sentimenti, teme di apparire troppo mieloso e, forse, “ruffiano”. In realtà, non sarebbe capace di dire una cosa che non pensa.
Ultimamente appare più taciturno del solito, forse deluso da qualche spaccatura che l’ultimo campionato ha creato a livello di tifoseria, ma quando parla del suo attaccamento a questa terra e a questa società il suo volto si riaccende e le parole diventano profondi solchi, pesanti, vere, non scontate.

Non si è mai lasciato andare a proclami, nemmeno quando veleggiava in mari d’alta classifica; non ha mai preteso campioni dalla sua società anche dopo cessioni importanti e ha sempre inventato nuovi talenti, in silenzio, lavorando sui campi di allenamento con una perfezione certosina.
Felice quando il sole gli consente i suoi giri in bici nel cuore verde del Friuli, anonimo e libero come il vento. Poche volte, per la verità, in questo inverno strano, piovoso e cupo come spesso i momenti della sua Udinese.
Questo è il suo essere contenuto, pacato, restio a troppi riflettori.

Ma quest’anno leggo nei suoi occhi un’amarezza e una tristezza che non l’avevano mai abitato. Credo dipenda dal fatto di essere stato messo in discussione dalla tifoseria quando i risultati non arrivavano. In tutte le società avviene come regola che accompagna i momenti di crisi delle squadre. Qui no, non proprio a me, avrà pensato, con l’orgoglio che è quello di chi ha fatto miracoli con normali mezzi a disposizione. Non è superbia, solo bisogno di sentirsi approvato ed amato. Chi di noi non lo pretenderebbe?

E lui, dopo le varie dichiarazioni d’amore incondizionato per la maglia bianconera che lo porterebbero a chiudere al carriera qui, non se l’aspettava. Quei mugugni sono stati deleteri più di una fila di sconfitte anche se sono stati sempre addolciti dall’affetto degli affezionati e dalle parole di stima della società che non ha mai pensato nemmeno per un attimo di far finire un idillio troppo profondo e radicato.

La sua sensibilità, il suo orgoglio e la sua piega sempre umana sono la sua ricchezza e il suo punto di fragilità. Il fianco scoperto da mostrare e un’apparente incapacità a battere i pugni sul tavolo.
In un mondo di eroi di cartone, belli nei loro musi duri e nei loro sorrisi di circostanza, incravattati nei loro ruoli impostati, il nostro Francesco sa tanto di casa, sa tanto di vero, sa tanto di amico.

Però credo che debba togliersi di dosso la sensazione che un amore sia finito. Sembra un innamorato ferito, pronto a tirare coltelli perché è stato tradito.
francesco-guidolin
Mister, tu sei l’uomo della storia accanto per noi, sei arrivato dove nessuno è arrivato ma sei rimasto sempre “friulano come voi”. Hai scritto pagine di record e continui a scriverne.
Congratulazioni per questo nuovo traguardo. Ne aspettiamo altri in bianconero. Questa è casa tua, ricordatelo. Prendi la bici, la stagione delle piogge sembra passata.

Biancamaria Gonano