Category: Squadra

IL NOSTRO CONCERTO

Poi, improvvisamente, il vento cambia.
Arriva una brezza marina a pulire l’aria muffosa, ad invogliare la gente a respirare a pieni polmoni le prime assopite ore del mattino.
Si aprono le finestre sulla vita e su un nuovo giorno. Sventolano i ramoscelli, le tende e gli scuri sbattenti. Si percepisce il profumo dei primi fiori primaverili. Come per magia ci si riallinea al senso della vita.
E’ cominciato tutto a Bologna.
Studiando qua e là, mi viene in mente il verbo inglese “to empower” che significa letteralmente attribuire potere, incrementare in un soggetto la percezione di controllo su ciò che accade, la sensazione di poter compiere azioni efficaci per il raggiungimento di un obiettivo.
Penso all’Udinese e non so cosa sia successo in quelle ore di “ritiro” forzato per-partita.
Chissà perché, da allora, credo di nuovo nella forza della squadra, nella sua capacità di prendere in mano la situazione e uscirne alla grande. Sento che è una pagina di libro che è stata girata. Forse perché lo spero con tutta l’anima.
Il peso delle nuvole nere ci ha spezzato le ossa per molti mesi di delusioni. Abbiamo faticato, ci siamo inabissati in sabbie mobili piene di insidie. Addirittura ci si è avvicinati troppo al burrone della retrocessione, spauracchio allontanato con i tre punti del Dall’Ara.
Nessuno è stato risparmiato in un terzo atto di spettacolo tragi-comico lontano dai sublimi climax a cui eravamo abituati.
L’allineamento di buone energie si sente di nuovo. A Bologna l’Udinese si è ritrovata e riconosciuta, gettando via, calpestandola, una maschera che non le è mai appartenuta veramente.
Il senso di sconforto e di rassegnazione, di parole che non spiegano e non dicono, generatosi in queste settimane aveva intrappolato ed immobilizzato tutti gli attori sul palco, i protagonisti e le comparse e perfino il regista. Guidolin non sembrava capace di dare la scossa all’ambiente. Se in campionato si soffre, in Coppa si furoreggia: l’Udinese ha mostrato il suo volto migliore schierandosi in tutte le soluzioni, evidenziando un filo conduttore al di là degli uomini faro. Non solo un uomo ha saputo battere l’Inter, il Milan e la Fiorentina ma un collettivo ben orchestrato dal suo direttore.
Ieri sera, così come nelle due gare con le milanesi e in parte a Bologna, si è sentita una coralità che mancava da mesi, un senso di squadra pulsante e grintosa. Di Natale ha corso su tutti i palloni ed è ritornato al goal; Muriel ha regalato una prodezza balistica nell’occasione del secondo goal nonostante non al top della condizione.
Le simpatiche canaglie del Guido con la seconda partita da protagonista sicuro per il diciassettenne Scuffet, con i tocchi felpati di Nico Lopez, Bruno Fernandes, Allan, Pereyra e Widmer ( “ se li allenassi per due anni ci sarebbe da divertirsi….” – spiazza tutti Guidolin ai giornalisti a fine gara) hanno saputo tenere testa al pericolo viola, neutralizzandolo in molte occasioni e chiudendo la sfida 2-1 per i friulani.
E’ stata una battaglia sotto il diluvio che ha aperto la porta ad un’impresa che è lì a portata di mano. Martedì la truppa bianconera si giocherà al Franchi l’occasione per accedere alla storica finale di Coppa Italia, per la prima volta nella storia del Club. Le sofferenze fanno parte delle imprese. Esse si ottengono soffrendo, sennò non si chiamerebbero così, aveva detto il Mister in conferenza lunedì.
Ora non c’è tempo di respirare. Sabato arriva il Chievo e sarebbe fondamentale dare continuità ai risultati e ossigeno alla classifica. Per andare a Firenze con le scarpe lustrate all’appuntamento dell’anno.
Le recenti ravvicinate vittorie hanno riaperto il cuore dei tifosi.
Ieri tutta la tribuna sospinta dagli ultras ha sostenuto incessantemente la squadra cantando la nuova canzone “ Totalmente dipendente, io non vivo senza te…”.
Cantavano ad una sola voce accompagnando la melodia piacevole del campo. Attori e spettatori in sintonia. Mi sono venute in mente molte notti di note europee. Ci si è ritrovati tutti in un abbraccio a suonare lo stesso accordo.
Ora vogliamo gli applausi e anche qualche bis, prima che si chiuda il sipario.
Io sono pronta a lanciarti le rose rosse.
Alè Udin, noi ci crediamo.

Biancamaria Gonano
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L’ Aquila ed il Falco e la prima è fatta


Piove sul Friuli ma la partita non è malvagia. L’ Udinese ha meno possesso palla ma è più pericolosa dei Viola tanto che con una bella azione finalizzata da Di Natale si ritrova in vantaggio ma quando la prima frazione volge al termine da una palla persa dal capitano nasce il tiro che trafigge un’ incolpevole Scuffet e l’ è tutto da rifare, o per dirla meglio ‘bisugne tornà a fà dut’. Anzi di più perchè in virtù dei gol che in trasferta valgono doppio ora l’ Udinese è in svantaggio. Nonostante l’ assenza di un pilastro come Danilo la difesa non delude, il centro regge, si vedono un p’ò troppi lanci lunghi ma il gioco è decisamente migliore che in altre occasioni. Poi comincia il secondo tempo e si rivede l’ Udinese che non sà che pesci pigliare, non pressa, non aggredisce, anzi stranamente lo fà di più la Fiorentina che virtualmente è in vantaggio. Il mago guido allora mescola le carte inserendo Badu che porta vivacità a centrocampo e Muriel che piazza la zampata vincente. Cambi perfetti quelli che fanno da chiave di volta, come ha detto Montella ‘una buona partita avrebbe potuto vincere chiunque’ per quanto riguarda l’ Udinese è vero il gioco latita non ci sono grandi idee ma c’è tanta voglia e questa spesso compensa certe mancanze o imprecisioni. Teniamo conto come ha detto il Guido che la Fiorentina è 4 in classifica ed abbiamo vinto, speravamo in qualche ripartenza in più, ma è andata bene, il gruppo c’è ed anche l la scommessa più azzardata Scuffet ci stà dando ragione, meglio sbagliare per aver deciso che non decidere. Se potessi tenere questi ragazzi per 2 anni con qualche innesto giocheremmo un calcio stupendo. Tra una settimana sarà ciò che dovrà essere, battaglia, solo se non fosse così non lo digerirei. Solo se fosse come metà della ripresa di questo incorntro non potrei ammetterlo. A tutti piace vincere e posso capire che a volte chi da anni tifa Udinese preferirebbe vedere le palanche investite in un parco giocatori di livello, più che in altre squadre, ma il calcio non è scienza e non sempre investire vuol dir vincere, però quasi certamente potrebbe voler dire sparire per il futuro. Ora conta il presente, quello che sabato ci metterà di fronte un Chievo ferito ma non domo, pronto a battersi come dovranno essere pronti i bianconeri, per poi affacciarsi alla sfida per la finale nel migliore dei modi, sperando che l’ Aquila, Totò, ed il falco Muriel volino ancora come oggi

I giovanotti di coppa stendono il Milan

milan-udinese-danilo-lazzariA volte gli schiaffi fanno bene, servono a svegliarci ed è quello che è accaduto. L’ Udinese dei ragazzi è scesa in campo molle, imprecisa e confusa. Il Milan era poco di più ma se regali un pallone a Balotelli libero come l’ aria a 2 metri dalla porta non puoi che prenderti uno schiaffone di quelli che ti fanno sentire intontito per un bel p’ò. Così ti ritrovi sull’ 1 a 0 ed è appena iniziata. Nebbia e paura nelle menti friulane, in campo e fuori dove già si comincia a parlare di una disfatta, di mancanza di preparazione e di 1000 altri spettri che ultimamente hanno domato l’ Udinese, sfortuna inclusa soprattutto dopo un paio di lisci in attacco da paperissima. Ma i giovani, si sà, sono imprevedibili, folli ma incredibilmente, man mano che passa il tempo corrono e giocano sempre di più. Saranno chiacchiere da bar ma qualcuno, tra una birra e l’ altra, ha detto: ‘Nel calcio moderno vince chi corre di più’ se ci pensate è ciò che anche il Guido dice spesso, seppur con altre parole e senza la birra ‘Questa squadra se ha gamba può vincere con chiunque’ ed è stato così. Dopo il pugno nello stomaco a pochi minuti dall’ inizio, i timori sono svaniti, le gambe si sono sciolte ed i ragazzotti hanno iniziato a giocare senza paura, tanto, come cantavano i Pitura Freska ‘persi par persi, ndemo a consolarse’. Così hanno iniziato a correre ed il Milan non l’ ha vista quasi più. No non va tutto bene, i problemi ci sono, servono idee in mezzo al campo, compattezza in difesa, più cattiveria in attacco, dove una punta di peso non starebbe male, e maggior attenzione in tutti i reparti, ma questa partita dimostra che la voglia c’è. Se si può giocare così in coppa è possibile farlo anche in campionato. Benvenga Totò in forma e giochi pure come ha fatto contro la Lazio, ma quando non è così meglio che aiuti il Guido in panca ed entri a sfoderare la sua classe a difese stanche. Ora avremo almeno 6 scontri diretti, buona parte da giocarsi a ‘sportellate’ col coltello tra i denti e con poche leziosità perchè è in questo periodo che ‘O si fanno i punti o si muore’. Ci vuole coraggio, non è sempre vero che chi ben comincia è a metà dell’ opera, ieri è stato un crescendo ‘Rossiniano’ e potrebbe non essere un caso. l’ Udinese è stata più bianca che nera, non m’ interessano le mancanze o lo scarso impegno del Milan, l’ Udinese vogliosa e veloce ha vinto, 2 a 1 palla in centro e semifinale. Questo è ciò che conta. Godiamocela e poi sotto col Parma

ACUTO CHE CONTA

Ieri mattina, parlando con una persona che mi sta molto a cuore, preoccupata più che mai dello sgonfiamento dell’idillio fra l’Udinese e i suoi tifosi, avevo ricordato per dare coraggio alla stessa e a me, che sarebbero bastate tre vittorie di fila per riportare l’innamoramento ad alti livelli. Ne sono straconvinta.

La settimana è stata terribile dopo il tonfo casalingo con la Lazio e le azioni “intimidatorie” di un gruppo di affezionati che hanno affrontato “muso contro” muso il tecnico Guidolin, il Capitano Di Natale e in generale la società. Un tentativo legittimo perché mantenutosi con toni pacati, comprensibile e disperato per scrollare l’ambiente immobile, raggelato da una catena di risultati negativi e da poca chiarezza in tutti gli ambiti.

Milano, san Siro, 22 gennaio. Non il gelo che si ci aspetterebbe, una serata italica autunnale. Quarti di finale di Coppa Italia. Si affrontano Milan e Udinese. Sulla carta il Milan ha i favori del pronostico per il blasone dei suoi uomini e per la scossa intervenuta in settimana con l’avvicendamento di Seedorf come nuovo tecnico.

I primi minuti sembrano confermare i pronostici allorché Balotelli infila il portiere bianconero Birkc. L’1-0 maturato già al 6’ minuto non lascia presagire nulla di buono. Poi, piano piano, dal 20’ la squadra di Guidolin che ritrova Muriel dal primo minuto affiancato da Bruno Fernandes, con Lazzari a tentare di costruire geometrie al centro, diventa padrona del campo e si guadagna un rigore sfruttando un possesso palla e una maggiore intensità offensiva. E’ Luis Muriel che insacca e ritorna al goal dopo l’assenza forzata.
Nella ripresa le ariose praterie concesse dal Milan, i molti errori a centrocampo dei rossoneri, rinforzano la convinzione degli uomini del Guido a cercare di portarsi via il bottino pieno. E’ un bellissimo tiro di Nico Lopez, subentrato a Muriel, che accende gli occhi dei tifosi presenti, una novantina (bravissimi!) e di quelli a soffrire a casa.

L’Udinese uscita alla distanza già nel primo tempo riesce a concludere la partita indenne. Al novantesimo la liberazione dipinta sui volti dell’allenatore di Castelfranco e materializzata negli abbracci di tutti gli undici in campo e di una panchina in festa. Il più regista della situazione il nostro Totò, sbracciatosi dalla panchina per molti momenti dell’incontro per dare indicazioni ai suoi compagni ( bello il ruolo di allenatore per lui!) e spingendoli poi alla fine del match a salutare i magici tifosi al seguito.

Si sta poco a far riconciliare gli amori burrascosi. Perché quello che è successo in queste settimane a Udine non ha niente a che fare con il disinteresse. Quando si ama troppo si soffre e si dicono e si scrivono cose per cercare di allontanare, esorcizzandolo, il calice amaro. Per noi lo spettro di una retrocessione esiste nella misura matematica dei tre punti che ci allontanano dal baratro. Ma giocando partite così, come quelle di Napoli, contro la Fiorentina, la Juve sono convinta che si perderebbe di meno.
Ho pensato alla persona cara della telefonata di ieri mattina. So per certo che oggi è felice. Almeno quanto me.
L’anima vola, mica si perde!
Alè Udin, perdona i nostri mugugni. Il nostro è un amore vero.
E adesso a Parma per ripetersi. L’anno scorso iniziò tutto da lì….

Biancamaria Gonano

Guido nel cuore della Carnia

Una notte gelata e limpida ha contribuito a rendere ancor più cristallina la serata carnica di Francesco Guidolin. Le sue uscite nei club sono rare e per questo, il club di Arta Terme intitolato a lui, ha potuto goderselo per bene ieri sera.
Era l’occasione del battesimo del club, giovane di due anni e mezzo che ha chiamato nel “Comune Rustico “ caro a Carducci molti tifosi bianconeri un po’ intirizziti ma caldi nel cuore. Il numero più grande proveniente dalle valli della Carnia con i club di Paularo e Amaro ma numerosi anche gli amici provenienti dal Friuli, rappresentati dal tifo organizzato di Carpacco, Caporiacco, San Giovanni al Natisone, San Daniele fino al mare di Lignano.
Una serata iniziata con l’abbraccio dei tifosi verso il Mister, la richiesta di foto, autografi e culminata con il suo discorso di saluto amichevole e per nulla retorico. Guidolin ha sottolineato ancora una volta il suo sentirsi vicino al popolo delle montagne del Friuli, a lui tanto care e ha scherzato sul fatto che in 25 anni di panchina è la prima volta che un club sia intitolato a lui: “Sono felice che si trovi proprio qui ad Arta, cittadina che ci coccola nei ritiri estivi. Ma non stupitevi, io sono come voi, mi sento vicino al vostro carattere e qui da queste parti vengo almeno una volta al mese a fare una bella mangiata”. Non è la prima volta che Guido parla del suo legame viscerale con la nostra regione e della sua appartenenza ad una terra che “ è casa mia”.
Il sindaco e il presidente del club Giovanni Radina hanno completato il momento di rito, insieme alle parole del presidente dell’AUC, Edy Morandini che ha ricordato a Guidolin che “noi la sosterremo sempre, così come sosteniamo l’Udinese e sarà sempre così”.
La serata è continuata con una lotteria benefica e molte danze in cui hanno brillato molti proventi ballerini che la domenica si trasformano in tifosi calienti sugli spalti del Friuli.
Alè Udin.

Biancamaria Gonano
11.12.2013
Guido ad Arta dicembre 2013 015

Doccia gelata

Sono quelle docce gelate che ti immobilizzano, come il morso di una vipera. E tu cadi tramortito, privo di sensi mentre tutto il mondo attorno, oltre te, rimbomba di frastuono assordante. Praticamente un incubo ad occhi aperti. La Juve decide di prendersi i tre punti al primo minuto di recupero su una carambola fortuita ma per questo ancor più letale. I primi bianconeri d’Italia, l’Udinese 1896 vestiva arancione stasera allo Juventus Stadium. Un arancione beneaugurante, come non ricordare l’1-2 di tre stagioni fa, assassini Zapata e Sanchez. Tre punti sotto la neve e tripudio friulano con tanto di sfottò.
L’Udinese partiva con il netto sfavore del pronostico perché di fronte aveva una squadra forte di cinque vittorie consecutive. Davide e Golia. Ma come spesso accade, il calcio ama prendersi gioco dei matematici e delle statistiche perché rimane sempre il gioco di qualche buontempone in mutandoni dietro una palla. L’Udinese non indossa i panni della sconfitta in partenza, scende con undici leoni nell’arena stellata e stellare. Oggi svuotata a seguito di un provvedimento per dire no alle discriminazioni territoriali (parola edulcorata per non scomodare problematiche razziali) e riempita da dodicimila innocenti bambini under 13. Un bel compromesso all’italiana per mostrare la facciata e, di fatto, agire poco e male concretamente. Le immagini televisive tridimensionali che ho deciso di scegliere( solo stasera però, e per caso….) erano accattivanti e quasi commoventi. Occhi di bimbi sgranati, mani al cielo, bandierine, sciarpe. Che sia veramente il modo per far guarire la piaga dell’odio che si nasconde da sempre anche nei nostri desueti stadi? Una bella mossa gestita dalla società ospitante tanto da far dire: “Bravi, che stile”. Peccato che non siano stati curati i particolari dello spettacolo mediatico e che i bambini accompagnassero con un poco educato e sportivo “m…a” ogni rinvio del nostro portierone. Mio Dio, fosse successo a Udine…ma noi non abbiamo la stessa visibilità, siamo periferia dell’Impero… e forse i bambini accorsi in massa a Torino sono più degni di immagini da Libro Cuore dove esibire scene cartonate da Mulino Bianco. Tutti belli, bravi e vincenti. Come in una campagna elettorale. La telecronaca di regime che ho seguito cercando di tapparmi le orecchie “per dovere di cronaca” l’ha sottolineato, ma alla fine, quasi ai titoli di coda, quando era impossibile che non si fosse sentito da milioni di telespettatori. Ma non mi stupisco. Sono troppo impegnata a farmi passare la cocente delusione per non essere riusciti ad uscire con almeno un punto. L’Udinese messa in campo da Guidolin era così agguerrita da intimidire i mitraglieri bianconeri di Torino. Per lunghi tratti i ragazzi friulani hanno fatto vedere sprazzi di gioco spumeggiante, giocate funamboliche e azioni a cui è mancato solo la realizzazione. Perché ahimè, è questo ciò che difetta quest’anno. Bravissimi tutti, eroici quasi. Mi sembrava la notte di Liverpool. Lascio a chi c’era il piacere di ricordare come finì quella storica partita. Stasera tre occasioni nette per l’Udinese purtroppo non concretizzate, ottimo possesso palla, geometrie convincenti e squadra unita, forse per la prima volta da molti mesi. Di positivo c’è la continuità di rendimento però vana, testimoniata dagli occhi amareggiati e delusi di Guido ai microfoni finali. Una rabbia infinita, difficile da digerire anche se “domani torneremo a lavorare, siamo sulla strada giusta” sono le sue parole. Un Totò che ha disegnato ricami con il pallone rischiando di beffare con un cucchiaio il suo amico Gigi non è bastato perché è mancata la caratteristica del suo essere straordinario goleador: il cinismo del cecchino senza pietà.
Coraggio, perdere fa male, soprattutto contro una Juve così forte ma resa quasi inoffensiva fino al minuto 91°. La doccia gelata….. Conte a bocca aperta ed è per questo che la panchina , al goal, è saltata in aria impazzita. Quasi non ci credeva più.
Questo è il calcio signori ma l’Udinese c’è e si farà sentire. Il campionato di quest’anno è più equilibrato anche nei meandri meno nobili. Ma le squadre sono tutte vicine.
Fuarce frus, mi piace sentire la rabbia dei tifosi feriti. Significa che ti amano molto, molto, Udinese. Purtroppo domani troverò molti Juventini pronti a solleticare la mia rabbia. Ma io starò zitta, non posso competere.
Alè Udin
Biancamaria Gonano – 01.12.2013
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Come il sole all’improvviso

Parto da ieri, dalla conferenza stampa del Mister. Avevo già il microfono in mano pronta a lanciarmi in una domandina per niente tecnica ( lascio ai bravi colleghi veri l’impresa di trovare sempre nuove domande da rivolgere al tecnico di Castelfranco) ma adatta ad una ragazzina delle scuole superiori alle prese con i suoi temi di italiano. Sono molto curiosa e mi piace andare oltre gli schemi. Per questo non sarò mai una giornalista, quando si tratta di questa Udinese. Se posso porto in quella sede una domanda legata ai tifosi, qualche aneddoto. Ieri mi premeva evidenziare che, nelle cose della vita, il clima influisce molto, dà rilievo alle belle imprese, incupisce le miserie quotidiane. Ma il Mister mi ha anticipata e ha ricordato quando, solo qualche calendario fa, aveva invitato l’ambiente a “godere del sole”, in riferimento alla posizione da podio della sua meravigliosa squadra che non smetteva di fare punti. Fu prima in classifica per molte settimane, se ricordate. Il suo “godere del sole” era un carpe diem da viversi alla grande perché i tempi cupi e piovosi sarebbero arrivati. E così è stato. E’ la situazione non solo atmosferica che stiamo vivendo quest’anno. Con il microfono in mano mi sono lanciata in un “Mister, mi ha rubato la domanda: quest’anno nelle partite in casa non abbiamo mai potuto godere del sole. Sarà per quello che nemmeno quello dei risultati sembra splendere su Udine. Però dicono che domani migliora…”.
Volevo solo sdrammatizzare e osare sperare ciò che oggi si è puntualmente avverato: finalmente abbiamo visto l’anfiteatro delle nostre belle montagne innevate illuminato da un sole giallo e luminoso. Da quella posizione di Curva Sud non le avevo mai viste. Una meraviglia, un piacere degli occhi accompagnato da una brezza furbetta, pulita e frizzantina.
Una situazione che mi mancava: la sensazione di benessere e di respiro sciolto, sereno.
Guidolin ieri non sorrise particolarmente alla mia ingenua considerazione ma incalzò un “Siamo noi che dobbiamo migliorare”. Bene, da appassionata di calcio più che trentennale sotto il campanile dei Rizzi posso dire che oggi mi sono riempita i polmoni e lo sguardo di bel gioco, di sgroppate convinte. I giocatori correvano, sbranavano fette di campo verde, aggredivano avversari, osavano. Ho visto un bel valzer di azioni armoniche, una grinta aggressiva da cingolati con cuore, anima e voglia di vincere.
Al gol sono saltata in aria come una molla ma soprattutto alla fine delle ostilità mi sono sciolta in un abbraccio potente e liberatorio come un respiro rilassato. Sono uscita dall’apnea, immagine che mi ha suggerito la mia amica Monica, maestra che non spreca mai parole a caso e che domani andrà in classe e i suoi bambini saranno felici di vederla sorridere per la vittoria della sua Udinese.
Uscendo la mia espressione è cambiata: il mio mal di stomaco cronico è miracolosamente sparito lasciando dietro a sé uno sguardo fiero e sbarazzino, quella felicità del bambino che vede nevicare e sa che non andrà a scuola. C’erano le giostre di Santa Caterina alle spalle, i chiassosi autoscontri, le spaziali astronavi che ti lanciano lassù, spaccandoti il cuore e facendoti vibrare la cassa toracica. C’era aria di baracca, mista all’odore delle frittelle.
Al terzo tempo imperversava la porchetta degli amici di Roveredo in Piano, affettata dal buon Rudi, per me un sapore familiare e per i tanti tifosi radunatisi una festa per palato e pancia. E un profumo magnifico che catturava come una calamita.
Questo non è un articolo ma un canto di gioia perché la mia Udinese è tornata a vincere. Nessuno è capace di rendermi più felice, soprattutto quando l’urlo che ho dentro vuole uscire e gridare che noi siamo qui. Come il sole all’improvviso.
Godiamoci il sole, avevi ragione caro Guido.
Forza ragazzi, vogliamo sognare ancora.

24 novembre 2013
Biancamaria Gonano

Una falsa sconfitta

Udinese Calcio v AC Milan - Serie A

La sconfitta di oggi contro una Roma da record ( ma non ce ne siamo mica tanto accorti…) non ha per niente il sapore di quella di sabato a San Siro. Il risultato è lo stesso: zero punti nella Capitale del Nord ( anche se Torino potrebbe arrabbiarsi), zero oggi con i lupacchiotti colorati di giallorosso. Se sabato c’era solo odor di fumo grigiastro, di stanze chiuse e prive di sole e manovre ariose, oggi ho sentito il profumo dei cachi gialli, delle castagne abbrustolite e ho visto il colore dei chicchi rossi e lucidi della melagrana. Perché si è perso immeritatamente dopo aver retto bene per settanta minuti in cui un legno e un fortuito caso hanno impedito che la palla rotolasse alle spalle del sempre punzecchiato De Sanctis. Invece è la Roma che si porta a casa un bottino prezioso che porta a nove le vittorie di fila, pur non avendo particolarmente brillato. Anzi, la squadra di Guidolin aveva i colori e i profumi di un bell’autunno, lontana dal vuoto nulla di Milano. Ci abbiamo creduto, tutti. Si sentiva più cuore, più voglia. Badu ha mangiato terra, Kelava ha difeso bene i suoi legni. Una squadra sembrata armonica a cui è mancato solo il goal. E’ vero che il cecchino Totò gli anni scorsi era infallibile. Ma è vero che la Roma è stata anche fortunata e leggermente tutelata dal Signor Bergonzi, ottimo arbitro delle squadre di regime, un po’ più nebuloso e negativamente protagonista con le cosiddette cenerentole o ex cenerentole.

Però, lo ripeto concedendovi il piacere di chiamarmi pazza, oggi l’Udinese non ha fatto male. E’ mancata la cattiveria e la grinta per legittimare la manovra offensiva soprattutto nel momento in cui la Roma è rimasta in dieci. Lì bisognava affondare il coltello e fare a fette l’anguria e mangiarsela fino a leccarsi le dita. E invece è stata la squadra di Garcia a riempire il forziere d’oro.

Non butto via tutto il pomeriggio: salvo il tempo che ci ha risparmiato una sontuosa lavata chiassosa e si è limitato ad inumidirci capelli e giubbotti. Salvo il calore del pubblico friulano messo alle strette dai tanti romanisti presenti, desideroso di non soccombere a casa propria. Ho visto molti sorrisi, ho sentito molti cori e mi sono venute in mente le partite giocate da marzo scorso. Quella era un’Udinese altro che Cenerentola. Aveva saputo indossare i vestiti di una principessa per poter ambire al principe ed allontanarsi dalle sue origini umili di lavapiatti. Oggi ho rivisto un po’ di quell’Udinese. O forse ho voluto rivederla, con uno sforzo immaginativo che, a volte, smuove le montagne della depressa poca autostima. Voglio rivederti così anima bella, voglio tornare a vincere e, con orgoglio, parlare di te, dovunque.

Sapete cos’è? La prospettiva dalla Curva Sud non mi è mai piaciuta. Noi apparteniamo alla Curva Nord e da lì che si vede il mare.

Invece non salvo ma respingo con ripugnanza la situazione in cui mi sono trovata oggi pomeriggio quando ancora pioveva. Non sono riuscita a sedermi nel mio posto da abbonata perché la curva era piena di tifosi ospiti. Ma queste leggi non dovrebbero tutelare la sicurezza dei tifosi? Com’è che è più pericoloso entrare con uno striscione o un ombrellino non pieghevole? Per favore, spiegatemi perché avete rovinato il calcio. Voi e le televisioni. Io vorrei sentirmi a casa e invece temo le partite future quando a Udine arriveranno il Napoli, la Juve o l’Hellas. Prima o poi ci scappa un pugno in testa a qualcuno. Magari uno che si trovava lì per caso.

Forza Udinese, non perderti più e riprenditi i panni di principessa. E noi, crediamoci.

 

Biancamaria Gonano

27.10.2013