Category: Squadra

AL BIVIO

One way or another

Mai come in questo periodo sento il peso della difficoltà di una scelta. Il peso di decidere che strada prendere. Il classico fottutissimo bivio dei film con una freccia da una parte e l’altra dalla parte contraria. Quale delle mie due anime sceglierò? Quale asseconderò fino a sposarla per la vita? Mi arrabbierò ancora  divorandomi le unghie come una tifosa di militanza più che trentennale o mi imborghesizzerò scrivendo composta fredde analisi,  ora che una tessera legittima pienamente le mie velleità da scribacchina di cose sportive? Sto per scegliere, sono lì.

Già da due anni per la verità. Ora però la mia parte Bianca scatenata aveva deciso di eclissarsi un po’ per non soffrire. Motivazione egoistica perché io alla mia salute tengo molto. Quindi mi sono ripromessa, a seguito di spiacevoli episodi accaduti sul più noto social network, di esiliarmi fin tanto che fosse necessario. Modalità struzzo, quindi. Perché io quando la mia squadra perde, delude, non entusiasma, soffro come se stesse male qualcuno di famiglia.

A Milano i bianconeri sono stati inguardabili. Te l’avevo detto io, Bianca, che era meglio non partire alla volta di San Siro?! Chissà perché speravo che il ricordo fresco di esattamente 5 mesi fa (19 maggio – 19 ottobre), di quella sonora valanga all’Inter che ci portò ancora alle soglie dell’Europa fosse un biglietto da visita per chiamarmi di nuovo ad assistere una prova decisa e convincente della squadra di Guidolin. Così non è stato, anzi tutto il contrario. Praticamente inesistente nel primo tempo, andata in svantaggio, è pur vero, con un tiraccio di un Birsa qualunque, la squadra non ha saputo rialzarsi nemmeno con l’innesto di Muriel, svogliato e lento come la manovra impalpabile dei bianconeri. Se però il tiro di Totò fosse entrato non staremmo qui a portare la croce di una Via Crucis che pare non finire.

Il viaggio di ritorno mi ha risparmiato il logorio delle mie normali sofferenze perché mi sono protetta nella musica e in pensieri diversi. Ieri non ho letto un commento di critica. Oggi invece sento uno sbrisighin, come direbbe mia mamma, un bisogno lucido di esternare qualche considerazione. Ho provato a tapparmi le orecchie ma i fischi sono usciti. Ho provato a non leggere ma tra le righe i mormorii di delusione e critica sbucavano come il musetto di una fastidiosa talpa buca giardini. E’ così, come l’anno scorso. Il nocchiero Guidolin è messo in discussione perché pare non trovare la ricetta giusta per far quadrare la squadra. Io ho la sensazione che i rematori abbiano poca voglia di farsi i calli nelle mani.  Sembra di vivere una situazione irreale, stantia, immobile. Diciamo le stesse cose da agosto dopo il terzo flop di fila ai preliminari. “Pensavo fosse amore ed invece era un calesse”. Pare il titolo di un film diretto da Massimo Troisi, in realtà è uno scambio di battute avvenuto ad ora del pranzo con un mio caro  amico giornalista. Ma sto carretto esiste o no? Se esiste adesso è quello dei criticoni, degli insoddisfatti. E non potrebbe essere diversamente. Il malcontento è legittimo e io mi sento in colpa per essere fuggita. Mi sono nascosta, ho camminato rasente i muri in modo da non dare nell’occhio. Ho avuto paura di dire che io Guido ce l’ho comunque sempre nel cuore. Ne sento talmente tante ormai! Questo è il cuore che parla, il mio bisogno di difendere e sostenere sempre chi ci ha regalato tanti sogni. Alzare a braccia aperte un cuore rosso fregandomi dei detrattori e di chi si diverte a ironizzare sulle mie passioni. E’ sempre stato così: quando da adolescente salivo in corriera al mattino per raggiungere la scuola a Udine, i più grandi ragazzotti in gruppo mi prendevano in giro e mi annodavano la sciarpa bianconera. E l’Udinese perdeva sempre negli anni 1988-89…. Io ci soffrivo ma avevo una gran sbattola e mi sapevo difendere. Sarà che adesso sono più vecchietta e la mia schienuccia si è incurvata, non ho più tanta voglia di sbraitare. Quindi ho scelto di passere inosservata e di non esibire niente. Ma mi fermano sempre e mi chiedono perché non scrivo più di Udinese. Vaglielo a spiegare che io ci soffro come un cane.

Ma allora, perché l’Udinese non convince? Sembra un tabù potersi sentire una squadra forte, costante, motivata. Oppure va bene così e ci siamo imposti il ruolo di squadra che non dia fastidio perché quest’anno sarà l’anno della Roma, del Napoli, dell’Inter o della Fiorentina. Non spingere4 tanto è meno impegnativo ma non fa parte dell’etica di uno sportivo.

Stamattina nel luogo dove lavoro mi hanno chiesto di tradurre “Sentite condoglianze” in inglese. Era l’ironia di un tifoso del Milan, simpatico come il mal di pancia di notte. Io ho incassato e me ne sono andata. Lo scorso anno avrei lottato per imporre la mia. Ma forse è giusto così.

Allora Bianca, quale strada prenderai? La tribuna stampa o la curva con lo striscione a braccia aperte? La prima opzione mi garantirebbe un travaglio emotivo meno stressante. La seconda mi vedrebbe lottare, una fra mille, in tutta la mia spontaneità.

La soluzione potrebbe regalarmela l’Udinese se iniziasse a vincere e convincere. Ma l’Udinese mi ha già dato tanto, non posso chiederle di risolvere i miei cruciali dubbi.

Quindi Guido, anima santa, spache dut e tira fuori tutta la grinta da scalatore di Zoncolan. E proponi ai tuoi ragazzi un bel giretto a far fiato dietro di te. Lo sai che io ti voglio tanto bene.

Comunque, dovunque io mi siederò allo Stadio sarò sempre vera. Nei miei urli e nelle mie analisi. Perché l’Udinese lo merita. Perché l’Udinese è la mia vita.

Alè Udin, io ci credo sempre.

Biancamaria Gonano

21.10.2013

 

 

I Convocati per la partita Udinese Cagliari

Sono 24 i calciatori che il mister ha inserito nell’elenco per la gara di domani.
Dopo la seduta di allenamento di rifinitura di questa mattina, il mister Francesco Guidolin ha diramato l’elenco dei convocati per la partita di domani contro il Cagliari.

 

Portieri:

Benussi, Kelava, Scuffet;

 

Difensori:

Basta, Bubnjic, Danilo, Douglas, Gabriel Silva, Heurtaux, Naldo, Widmer;

 

Centrocampisti:

Allan, Badu, Lazzari, Merkel, Mlinar, Pereyra, Pinzi, Zielinski;

Attaccanti:

Di Natale, Muriel , Maicosuel, Nico Lopez, Ranegie.

Guidolin sempre più uno di noi

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Il tecnico Francesco Guidolin ha ricevuto l’attestato di “benemerito di origine foresta”.

Una cerimonia semplice ma bella ed emozionante quella organizzata dal “Fogolar Civic” e “Accademie du Friul” per la consegna di cinque attestati di cittadino “benemerito di origine foresta”, in occasione delle celebrazioni per il 790° compleanno della città di Udine. In Piazza San Giacomo, davanti a tanta gente, Guidolin ha ricevuto l’attestato dal prof. Alberto Travain, presidente del Fogolar Civic. Con lui, nominati “benemeriti foresti” anche il sacerdote Nicolino Borgo da Rivis, il maestro elementare isontino Alfredo Orzan da San Lorenzo, il giornalista Mauro Tosoni da Paularo e il medico Lorenzo Ventre da Avellino. E’ stata ricordata la figura della pittrice e opinionista Leila Caselli.

Al termine della cerimonia il tecnico di Castelfranco Veneto, ma ormai udinese d’adozione, ha rilasciato una breve intervista a Udinese Channel. “E’ stato un bellissimo momento, un attestato che mi onora e mi fa sentire ancora di più uno di questo territorio e di questa città, sono venuto molto volentieri. La cerimonia è stata semplice ma molto bella e toccante”.

Importante sottolineare che l’attestato le è stato consegnato per la sua “friulanità” e non solo per meriti sportivi… “Sì perché io sento dentro qualcosa che mi lega e mi attrae di questa terra e di questa città, lo dico da sempre e ovviamente a maggior ragione da quando ci vivo. Per me è stato sempre un obiettivo pensare di lavorare qui e adesso che ci sono mi sento sempre di più più come un friulano. Sarà per il mio carattere, la tranquillità, il territorio, le colline e le montagne ma qui mi sento a casa”. Guidolin ha chiuso l’intervista rivolgendosi così ai friulani attraverso la telecamera: “Sempre più uno di voi”!

13 settembre 2013 (Fonte Udinese.it)

Ho riportato le parole del comunicato del sito ufficiale dell’Udinese calcio apparse ieri. Vi aggiungo un “Evviva Mister, il Friuli ti ha adottato e tu l’hai sposato per sempre. Sei un uomo di valore e la gente ti ama per questo”. Seguirà un mio scritto al momento opportuno. Intanto … in alto i cuori perché…NOI VOGLIAMO TANTO BENE A FRANCESCO GUIDOLIN!

Legami di famiglia – Guidolin fino al 2017

E’ arrivato in punta di piedi il Condottiero ma prima di iniziare a parlare alla sua prima conferenza stampa della stagione calcistica 2013-14 è arrivata la bomba dell’estate: il rinnovo del contratto fino al 30 giugno 2017 per bocca del DG Franco Collavino. Si è fatto attende qualche giorno il Mister tanto amato da tutti i friulani ma ne valeva la pena.

Nero su bianco le due parti hanno deciso di consolidare con decisione un idillio ammirato ed invidiato in tutta Italia. Francesco Guidolin potrà allora diventare davvero un Sir Ferguson nostrano, materializzando un sogno voluto dalla società e dai suoi tifosi, nonché dal Mister stesso che, solare e disteso, ha sottolineato una volta di più il suo amore nei confronti del territorio e del club, nonostante le richieste oggettive di alcune “grandi” a maggio scorso: “Non si potrà dire che delle squadre importanti non mi abbiano cercato, ma io resto qui” – aveva dichiarato alla folla dopo la vittoria di San Siro, scatenando il boato sotto la tribuna. Perché solo lui riesce nell’intento di infiammare i friulani, lui e i goal di Totò. Il matrimonio fra l’Udinese, la sua gente e il suo tecnico è destinato a durare a lungo.
Francesco_Guidolin

Durante la festa del 21 maggio per la conquista dei Preliminari di Europa League dissi che l’immagine più bella della serata era l’abbraccio fra Paron Pozzo, Guidolin e Di Natale immortalati con una sciarpa bianconera a legarli. In queste settimane, prima con la firma del super bomber, oggi con quella di Super Francesco i tifosi sognano un progetto che, concretizzato in uno stadio che nascerà sotto i loro occhi, avrà fra le braccia qualcosa di grande da cullare. Alzeremo un trofeo? Anche le magliette presentate l’altro giorno, davvero importanti e di valore, sembrano dire che l’ambiente è pronto per non essere più solo una provinciale con i fiocchi. Il calcio mercato quest’anno non è stato una corsa ai saldi e l’Udinese ha tenuto i suoi pezzi da novanta.

C’è la sensazione che i tempi siano maturi. C’è la consapevolezza di essere una squadra grande, aggettivo attribuibile per la continuità di rendimento elevato. Non una secchiona, ma una studentessa motivata, non più rivelazione, un bel viso schietto da otto.

Sono reduce da un viaggio a Malta: un cameriere maltese, durante una pausa caffè mi chiese se tifavo per Milan o Inter. Io gli risposi convinta che “non seguo il calcio minore e che per me esiste solo l’Udinese. “Do you know it? Certo, Di Natale…e i Pozzo sono molti intelligenti”. Era milanista ma evidentemente se ne intendeva di calcio.

Noi che ci abbiamo sempre creduto ci troviamo in una bella piscina a sguazzare adesso. Ne abbiamo passate tante ma adesso la brezza di mare invita a guardar sereni all’orizzonte. Non perché abbiamo la sfera di cristallo ma perché la fiducia nel progetto Udinese è illimitata come l’amore incondizionato che ci gonfia il petto. Il progetto pesa, non è frutto del caso ma di una trama di fili colorati armoniosamente legati.
Udinese, la passione è la nostra forza. Alè Udinese, buon lavoro Guido, il campo ti aspetta.

Un’emozione da poco

Tifosi-Udinese1Eccola. Mi mancava. Quella frizzante euforia che mi invade solo quando c’è di mezzo l’Udinese. Per me oggi è il debutto di una nuova stagione. Ho lasciato la militanza dopo la vittoria di San Siro, due mesi fa. Oggi si scende in pista. Tra poco salirò ad Imponzo, quell’angolo di verde pacifico della nostra Carnia che attende la terza amichevole della nuova stagione e l’insediamento dl ritiro dei bianconeri nel comune caro a Carducci per la sua rustica semplicità. Ed autenticità. Mi sento come prima di ogni partita dell’Udinese: gasata, allegra, riempita di buono e di bello. Di voglia si sognare, di appagamento. E’ il riallineamento che mi mancava, il senso della mia esistenza. Da adolescente la settimana ruotava sul perno significativo della domenica che dava valore a tutti i sette giorni. La magia continua ancora nonostante di adolescente io abbia solo l’ebbrezza delle emozioni. Roboanti, invadenti, chiassose. Come un rullo di tamburi o il fischio di un treno. A bordo, si parte per un altro viaggio!

Nella mia esistenza non trovo un altro tasto capace di accendermi e tenermi in vita in una dimensione così piena, aperta, esuberante. Solo l’Udinese ha ed ha avuto sempre questo potere rinvigorente, motivante che si è mantenuto amplificato negli anni, azzerando il senso cronologico. Sono la stessa ragazzina che andava allo stadio con suo papà e, all’altezza dei Casanova di Martignacco diceva, scorgendo l’arco: “Papà, ho paura”. Voleva dire che mi batteva il cuore. E che ero tanto felice. Oggi il mio cuore batte perché rivedrò casacche e volti capaci di materializzare sogni e sentimenti d’amore. Posso dire con sicurezza che non c’è mai stato un amore più vero di quello per la squadra della mia terra. L’amore che supera gli innamoramenti, le infatuazioni, le crisi famigliari. Ne sono fiera perché so che ha sempre avuto l’approvazione di mia mamma che ne capiva il valore pur non conoscendo una sola regola di gioco. Insomma, Udinese, ci sei sempre stata.

Oggi ci siederemo insieme, con amici di condivisione e i ragazzi usciranno dallo spogliatoio. Per me sarà come una finale importante. E mi commuoverò. Ricordo un ritiro a Malborghetto, 1987, la prima volta che vidi passare la squadra intenta a correre. Ero avvinghiata con tutti i miei 15 anni sulla rete. Ero da sola e qualcuno dei calciatori mi salutò con un sorriso di tenerezza. Appena passarono cominciai a piangere. Come ho pianto di commozione l’altra sera durante una messa molto sentita. Il sublime ha tante facce. Il cuore sorride e lacrima di gioia e di dolore. L’emozione che ne scaturisce è così forte che pulisce, lava via ogni nodo pericoloso, ogni cumulo di negatività. Porterò il mio cuore rosso dello striscione per Guido anche se so che lui arriverà fra qualche giorno. Non può mancare in quell’aria frizzantina. Che strano, iniziare senza l’anima. Ma, sono sicura, la presenza del condottiero oggi si materializzerà e ci parrà di vederlo arrivare, con la sua bici dicendo: “Eccomi, arrivo”.

Siamo tutti qui per te, Udinese. Quest’anno mi sono sentita più volte di sbilanciarmi dicendo che alzeremo un trofeo. Presto, molto presto. Intanto si scende in pista. Non vedevo l’ora, non vedevo l’ora di ricominciare. Concludo con le parole di Claudione, immancabile amico di ispirazione: “Ciò che ho davanti è più di quello che ho avuto già”. Nel senso che il domani sarà più bello. Basta crederci. Alè Udinese. E iere ore!!!! – See more at: http://udineseclub.net/index.php?option=com_content&task=view&id=1891&Itemid=8#sthash.vWrMa42c.dpuf

Sotto lo stesso cielo

Sono tornata a casa da pochissimo dopo l’ennesima triturata di emozioni bianconere. Mi sento un pezzo di carne di maiale che diventa ragù in un batter d’occhio. Non ho più forze fisiche perché risento ancora della trasferta magica di san Siro. Ma ho tanto da dire che mi esce da tutte le parti. Come una botte di vino rosso sconquassata in una stiva di nave durante un naufragio. Zampilla sanguinante da tutte le parti. Così le mie emozioni fuoriescono impulsive e cantate. Come una melodia armoniosa di felicità. Eravamo tanti e ancora una volta sotto lo stesso cielo: un cielo matto di maggio protetti dall’abbraccio protettivo dell’Arco.

Eravamo lì per festeggiare l’ennesima meraviglia dell’Udinese. Sessantasei punti, una nuova Europa in una volata finale da campioni. Eravamo lì per ringraziare gli artefici del miracolo Udinese: tutti da portare in trionfo per le strade della vita su una corriera a cielo aperto per guardare di nuovo le stelle. Ormai ci siamo abituati ma è sempre più bello.

Ieri il Paron Pozzo ha dichiarato che questa Europa è la più bella perché la più sofferta. Me lo vedo strabuzzare gli occhi con un sorriso beffardo guardando i suoi omologhi con il blec. Lui, uno Zeus bellissimo, barba e occhiali da lord inglese, elegante sempre. Lui che ha l’età di mio padre e che amo come se lo fosse realmente. Perché lo difendevo diciassettenne quando tifare Udinese era un atto di coraggio, non una moda. Non eravamo nessuno, fra A e B. Ma lui è lì da allora e troneggia sorridente senza perdere l’inflessione da friulano vero. Perché lui lo è. Grazie Presidente Pozzo, prima o poi la incontrerò per scambiare quattro chiacchiere di ammirazione e affetto.

Sul palco salgono tutti i protagonisti: i campioni – un turbinio di lingue, colori, modi di vestire, portamenti. Alcuni non saranno più con noi alla ripresa delle ostilità ma oggi sono tutti protagonisti, nessun ruolo secondario. Dirigenti, magazzinieri, staff tecnico.

E lui, il tecnico delle quattro Europe, acclamato con un boato che accomuna tutti: Francesco Guidolin là, là, là, là. Lo vedo ancora braccia al cielo al fischio dell’arbitro dopo la prestazione “Royal Deluxe” di domenica sera. Parla poco lui ma si esprime con gesti toccanti: “ Da quindici anni si è creato un feeling speciale e magico con questo territorio. I tifosi provano questo affetto e anch’io lo provo”. E la mano va sul cuore. Non servono ricami, luccichini, non serve arte oratoria. Quest’uomo semplice va al cuore perché parla la nostra stessa lingua. Potremmo capirci anche nel deserto con i silenzi e il senso del lavoro che ci accomunano. “Quest’anno non posso dire che non mi abbiano cercato ma io resto qui”. Basta poco, non serve altro. L’ha promesso, il Guido.

Prima della presentazione all’americana ho tremato come una foglia, non per il freddo ma per risentire l’inno storico cantato da Dario Zampa Alè Udin del 1979, primo anno di serie A. E’ come sentire la voce della mamma. Calda, accogliente. Ti ci riconosci. E fa ben, tanto bene. Poi i filmati dei Fogolars Furlans nel mondo, dalla Cina, all’Argentina, dal Canada alla Svizzera. Anche qui si esprimeva in friulano l’attaccamento per la Patria lontana e l’amore per l’Udinese che ci fa grandi nel mondo. C’è chi mi ha riso quando più volte ho detto Udinese Patrimonio dell’Umanità. Beh amici. Ditemi se non è così. Quando sale Pozzo i cori non cessano. Mi sento fortunata a vivere questo momento. Quante volte l’ho vissuto grazie a te, mia Udinese. E quante volte lo rivivrò. Ne sono sicura.

Il clou per quanto mi riguarda: l’abbraccio di Pozzo, Guidolin e Di Natale con in mano una sciarpa bianconera. Li univa, li legava. Passato e futuro. Trionfo e progetto. L’anima della mia Udinese sono loro. L’ho detto altre volte. La mia Udinese. Chi mi regala dei sogni sarà sempre nel mio cuore. Loro hanno un posto in prima fila e per sempre.

E poi, e nulla avviene per caso, ero seduta con la mia amica storica di tanti anni in tribuna quando eravamo due ragazzine. Nella nostra tribuna; l’ho beccata fra migliaia di persone, pur non essendo un’aquila. E ci siamo sedute insieme vivendo insieme questo momento magico. Ma il bello è che per la sottoscritta magici erano anche quegli anni sventurati di saliscendi. Oggi è come se fossimo due donne con lo spirito di due adolescenti.Con lo stesso entusiasmo, io un po’ più curva e smilza.

Prima di andare a casa da sinistra sbuca uno scavatore giallo con due bandiere al vento: una dell’Udinese e una dell’aquila del Friuli. Tutto il palco assiste al suo ingresso con la solennità di una marcia verso l’altare. Sono sicura che le lacrime di Pozzo erano le mie, erano le nostre. Hai fatto tanta strada Udinese, tanta. E qui si distrugge per costruire un nuovo miracolo. E la ferrea mano meccanica si addentra nella terra tenera del campo dello Stadio Friuli. Qui si fa la storia bianconera. Sotto lo stesso cielo. Ne hai fatta di strada Udinese. Grazie di esistere.