L’ Aquila ed il Falco e la prima è fatta


Piove sul Friuli ma la partita non è malvagia. L’ Udinese ha meno possesso palla ma è più pericolosa dei Viola tanto che con una bella azione finalizzata da Di Natale si ritrova in vantaggio ma quando la prima frazione volge al termine da una palla persa dal capitano nasce il tiro che trafigge un’ incolpevole Scuffet e l’ è tutto da rifare, o per dirla meglio ‘bisugne tornà a fà dut’. Anzi di più perchè in virtù dei gol che in trasferta valgono doppio ora l’ Udinese è in svantaggio. Nonostante l’ assenza di un pilastro come Danilo la difesa non delude, il centro regge, si vedono un p’ò troppi lanci lunghi ma il gioco è decisamente migliore che in altre occasioni. Poi comincia il secondo tempo e si rivede l’ Udinese che non sà che pesci pigliare, non pressa, non aggredisce, anzi stranamente lo fà di più la Fiorentina che virtualmente è in vantaggio. Il mago guido allora mescola le carte inserendo Badu che porta vivacità a centrocampo e Muriel che piazza la zampata vincente. Cambi perfetti quelli che fanno da chiave di volta, come ha detto Montella ‘una buona partita avrebbe potuto vincere chiunque’ per quanto riguarda l’ Udinese è vero il gioco latita non ci sono grandi idee ma c’è tanta voglia e questa spesso compensa certe mancanze o imprecisioni. Teniamo conto come ha detto il Guido che la Fiorentina è 4 in classifica ed abbiamo vinto, speravamo in qualche ripartenza in più, ma è andata bene, il gruppo c’è ed anche l la scommessa più azzardata Scuffet ci stà dando ragione, meglio sbagliare per aver deciso che non decidere. Se potessi tenere questi ragazzi per 2 anni con qualche innesto giocheremmo un calcio stupendo. Tra una settimana sarà ciò che dovrà essere, battaglia, solo se non fosse così non lo digerirei. Solo se fosse come metà della ripresa di questo incorntro non potrei ammetterlo. A tutti piace vincere e posso capire che a volte chi da anni tifa Udinese preferirebbe vedere le palanche investite in un parco giocatori di livello, più che in altre squadre, ma il calcio non è scienza e non sempre investire vuol dir vincere, però quasi certamente potrebbe voler dire sparire per il futuro. Ora conta il presente, quello che sabato ci metterà di fronte un Chievo ferito ma non domo, pronto a battersi come dovranno essere pronti i bianconeri, per poi affacciarsi alla sfida per la finale nel migliore dei modi, sperando che l’ Aquila, Totò, ed il falco Muriel volino ancora come oggi

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